Mars Attack è stato pubblicato in sedici puntate su Rolling Stone. L’ultima puntata è uscita nel luglio 2006
1.
Il giorno 20 gennaio 2005 sono stato rapito dai marziani. E’ accaduto mentre pagavo un falafel a un cocopro pakistano di cittàstudi, a Milano. Non mi sono accorto di nulla, stavo lì con il mio falafel nella mano destra e cinque euro nella mano sinistra e d’un tratto sono stato risucchiato da due alieni su una piccola astronave. Ho chiesto il permesso di mangiare il mio falafel e loro mi hanno detto faccia pure, e si sono mangiati i cinque euro. Non hanno l’aria di una razza superiore, se è per questo.
Cosa volete da me? Glielo dico se trovo il modulo. Un attimino. Aspetti che chiamo l’ufficio. E’ occupato. Eppure ce l’avevo qui. Bisognerà domandare… Tutto molto terrestre. Ecco, mi dico, sono nelle mani dei marziani da meno di cinque minuti e già il mio timore reverenziale va scemando.
Prima di interrogarmi mi hanno chiuso in una stanza e mi hanno dato da leggere. Interessante. Le settantadue civiltà delle galassie sono divise in quattro gruppi: Superiori, Niente Male, Imbecilli e Altri. Noi terrestri siamo tra gli Altri, ma se non ci ammazziamo tutti tra noi, tra circa seicentomila anni potremmo anche ambire a diventare Imbecilli. Siamo praticamente ultimi in molte delle graduatorie, meglio soltanto dei Trolidi di Klingon, che hanno un eccellente olfatto, ma cagano dalle orecchie.
Ripeto: cosa volete da me? Vogliono capire com’è che siamo tanto fessi. Vorrebbero una risposta e mi pregano di studiarmi il caso di Ken Ralph. Faccio finta di capire, annuisco, mi documento.
Ken Ralph, 47 anni, agricoltore del Tennessee, ha comprato i semi di cotone dalla Monsanto, una ditta che vende semi modificati geneticamente. O ha letto male il contratto o ha fatto il furbetto. Il cotone è cresciuto, lui l’ha raccolto, e poi ha tenuto un po’ di semi per piantarli l’anno dopo, come si fa sul pianeta da alcune centinaia di migliaia di anni. Ma non poteva. Se compri i semi geneticamente modificati di quella marca lì, ti impegni a ricomprarli l’anno dopo, non puoi ripiantarli. Ehi, amico, stai infrangendo le leggi sul copyright! Otto mesi di carcere, un bel conto in milioni di dollari e una caccia al contadino per fermare la pirateria. La Monsanto riceve almeno 500 segnalazioni anonime all’anno: contadini denunciati per aver piantato dei semi. Proprio così la chiamano, pirateria. Piantare i semi. Credo che resteremo nella categoria Altri ancora a lungo. Amici terrestri, guardiamoci negli occhi, non siamo ancora pronti a diventare Imbecilli.
Quando entrano due graduati (mi sermbrano più importanti dei due deficienti che si sono mangiati i miei cinque euro) sono incattiviti parecchio. Parla uno solo, come se leggesse una sentenza: “Non piantando i semi che sono cresciuti naturalmente avete contavvenuto alla legge della Terza Voce Saggia”. Sono molto incazzati. Mi lasciano altre cose da leggere.
Da questi documenti risulta che da milioni di anni i marziani mandano qui qualcuno per insegnarci a stare al mondo. Uno di questi, di nome Veneron, centinaia di migliaia di anni fa pronunciò la Terza Voce Saggia che diceva esattamente così: “Amici non fate i coglioni, non vi mangiate tutto il raccolto, teniamone un po’ e seminiamolo, e così avremo un altro raccolto”. Veneron fu lapidato all’istante, la sua tribù morì di fame. Per fortuna tirando le cuoia uno di quelli che lo avevano ucciso confidò il segreto a un’altra tribù. E’ per questo che oggi abbiamo l’agricoltura. Comprensibile che siano incazzati. Non si sono vendicati per l’atroce morte del loro agente, ma che dopo centoventimila anni qualcuno vada in galera perché pianta dei semi lo ritengono un affronto inaccettabile. Sono marziani, sapete, mica scemi.
Ora, ho questa scelta. O loro in meno di sei secondi ci cancellano dalle galassie per sempre con un raggio che farà sopravvivere soltanto microorganismi, amebe e texani, oppure io resterò qui e cercherò di collaborare. Mi chiederanno informazioni sui più bizzarri comportamenti terrestri e nel contempo mi faranno assaggiare un po’ della loro immensa civiltà. Cercate di capire, ho dovuto accettare: distruggere la Terra e lasciare vivi solo i texani mi sembrava insopportabile. Dunque sono qui. Cercherò di farvi avere aggiornamenti e di tenervi informati. Di più, ora, non posso dire.
2.
Come tutti sapete, vivo da mesi su un’astronave marziana che osserva e studia la terra e i terrestri. Mi hanno fatto un’offerta che non si può rifiutare: o collaboro o inceneriscono il pianeta. Ho scelto di collaborare, di spiegare qualcosa di noi e di capire qualcosa di loro. Questo diario vi arriva per vie fortunose e incongrue, cercate di capire.
Mattinata impegnativa. Due funzionari marziani mi spiegano il mio inquadramento presso l’astronave. Dunque: avrò qualche mese di contratto a termine, periodicamente rinnovato. Poi passerò a un contratto a progetto, infine sarò interinale, un salto di qualità per cui sarebbe gradito che rinunciassi alle ferie e ai buoni pasto. Del resto, l’ufficio paghe di questa galassia incoraggia i collaboratori ad aprire una partita iva presso gli uffici del protettorato di Gurland. Mi sento proprio come a casa.
Più che altro studio. I miei custodi vogliono che abbia almeno i primi rudimenti della cultura galattica prima di spiegargli i misteri del pianeta Terra. Ogni tanto – come fosse un compito in classe – mi sottopongono un problema di facile soluzione. Credo sia per valutare se posso davvero essergli utile. Ecco il compito di ieri.
Sez. Intelligence Ultrix – Mission: Raccolta informazioni sull’unità 65439H, comunemente denominata Terra.
Test: problema terrestre n. 486 – Approvvigionamento energetico.
Question: Per recarsi da Minneapolis a Fairbault, mister Paul Bronner consuma 36 litri di benzina, pari a 71,9 litri di petrolio grezzo. Quei 71,9 litri sono estratti a Kirkuk (Iraq settentrionale), spostati in Turchia, caricati su un’enorme petroliera, scaricati nel porto di Tacoma dopo un viaggio costoso e inquinante di 27.000 chilometri, spostati con grossi camion a Minneapolis. Risponda l’ospite terrestre a queste tre semplici domande:
Perché mr. Brommer non si trasferisce a Kirkuk dove sarebbe molto più agevole fare benzina?
Perché voi terrestri pagate per una cosa che si trova in natura?
Perché mr. Bronner non incoraggia il suo governo a invadere l’Iraq e prendersi la benzina che gli serve?
Mi rendo conto che sono domande da marziani. In ogni caso, ecco le mie risposte:
Sorgerebbero incomprensioni e qualcuno finirebbe per farsi male.
Ogni cosa che si trova in natura viene rivenduta al pubblico.
E’ esattamente quel che ha fatto e che il suo governo sta facendo.
Solo ora capisco quanto lavoro sto procurando agli analisti marziani. Le mie tre semplici risposte sono studiate da quattro gruppi di una ventina di sapientoni alieni.
Mi concedo una pausa in mensa. Mangio serpentelli di Sufrol molto speziati. Strano cibo, ma gustoso e nutriente. Unico problema, i serpentelli sono vivi e ti parlano mentre li arrotoli sulla forchetta. Il tecnico marziano del tavolo accanto mi spiega: “Sono gli unici animali senza alcuna difesa nella galassia. Tentano di distrarre il nemico chiacchierando del più e del meno, non gli dia retta”. Non è bello, comunque, inghiottire qualcosa che ti sta dicendo “L’anno scorso mia zia…”. Devi cercare di deglutire in fretta.
Convocato per chiarimenti. La commissione sembra ostile. Dalle loro elaborazioni risultano molte incongruenze nelle mie risposte. Invadere l’Iraq uccidendo un sacco di gente, spendendo un sacco di soldi e sporcando tutto il pianeta solo per consentire a un cretino del Minnesota di spostarsi su una carretta a quattro ruote è una follia. Usare ancora il motore a scoppio è la follia più grande. Se le energie e i soldi spesi per procurarsi petrolio a fucilate fossero state impiegati nella ricerca, oggi avremmo almeno un teletrasporto di classe B. Perché siamo così scemi? Non è prevista una mia risposta.
Un terzo della commissione è per incenerire la Terra e passare a occuparsi di cose più importanti. Il resto propone di seguire una linea più morbida. Qualcuno si lascia sfuggire toni di tenerezza, sento distintamente le parole… “povere creature” e “indifesi animaletti della Terra”. Quello che sembra il capo dice che siamo “divertenti” e propone di proseguire la ricerca, anche se si tratta di “intelligenze davvero elementari”. L’ala militare scalpita e – a quanto capisco – le viene concesso un contentino.
Alle ore 87,51,51 (ora terrestre, le 19,30) mr. Brunner viene incenerito da un raggio Vulnus a pulsione variabile da una pattuglia marziana in sorvolo di controllo mentre percorre la Interstate 35.
Alle 87,51,78 (le 19,35) sono seduto al bar dell’astronave, con in mano un bicchiere di distillato di fiori del pianeta Sugger IV. Vi giuro che con un paio di questi starebbe meglio chiunque. Alla prossima.
3.
Eccomi qui, un giovane (?) terrestre su un’astronave marziana che dovrebbe (secondo i marziani) rivelare chissà quali segreti sulla Terra. La cosa sembra improbabile, ma siccome sta accadendo proprio a me…
Mattinata istruttiva. Per quanto non sia facile entrare nella testa di un marziano, che è ottogonale e molto pelosa, riesco finalmente a capire qualche dinamica di questa complessa civiltà. Essa si basa su una continua dialettica tra diverse posizioni e classi sociali. Ci sono i militari che vorrebbero sparare a qualunque cosa si muove nella galassia. Ci sono i riformisti che sostengono che l’Universo è migliorabile. Ci sono i tradizionalisti che diffidano di tutto ciò che non è marziano, o controllato dai marziani. Comanda ora l’una ora l’altra posizione, e appena una di queste prende il potere, tutti i quadri intermedi della società fingono di esser sempre stati da quella parte. E’ un discorso complesso, ma immaginatevi di essere iscritti all’Udc e vi sarete fatti un’idea.
Da circa seimila anni, i militari sono in disgrazia, i tradizionalisti sono in calo e comandano i riformisti, proprio come accadrà in Italia l’anno prossimo, ma in modo più tranquillo e senza tanti psicodrammi. Anzi, se c’è una cosa che irrita i marziani è proprio l’emotività. Quando il pianeta Gorib IV fu minacciato di distruzione, i suoi abitanti mandarono una delegazione presso la colonia marziana più vicina. Implorarono, piansero, portarono doni e fecero una tale sceneggiata che i marziani si indispettirono ancor di più. Inutile dire che Gorib IV non esiste più, se non sottoforma di concime per le grandi pianure di Lubix, il pianeta-granaio del sistema. E’ una pagina piuttosto popolare della storia marziana che ha lasciato tracce profonde nella loro cultura: tutt’ora usano il verbo “goribare”, che significa “trasformare in sterco il nemico”. Il consiglio, dunque è ovvio: quando minacceranno veramente di distruggerere la Terra, un’alzata di spalle sarà più dignitosa di qualunque implorazione. E noi che pensavamo di essere cinici!
Buone notizie, non sono più in isolamento, segno che si fidano di me. Vivo in un grande loft con due sottufficiali marziani di buona famiglia, un tecnico dell’ipersalto della colonia di Suggart e uno scienziato undicenne considerato molto promettente. E’ lui che mi ha introdotto all’infuso di funghi di Tulax, e ora non posso più farne a meno. Danno una lieve euforia e una buona disposizione nei confronti del prossimo, così mi pare vada tutto bene.
Quanto alle mie consulenze, i marziani hanno una curiosità morbosa per il pianeta Terra. Dopo le fonti energetiche e le principali leggi della fisica terrestre, ora mi interrogano spesso sui sentimenti umani. Vogliono sapere cos’è la gelosia, per esempio, oppure l’invidia, e vi assicuro che tentare di spiegare che cos’è l’amore a un verme biancastro lungo due metri con i baffi a manubrio del pianeta Stiffiul, non è una delle cose più semplici. La sua struttura gli permette di accoppiarsi con ogni tipo di organismo vivente, dai licheni ai Trolidi di Klingon e quindi capite anche voi che ricorrere a spiegazioni come “affetto” e “romanticismo” è un po’ complicato.
Sono molto incuriositi anche dalle nostre religioni e si chiedono come sia possibile ammazzarsi da secoli per qualcosa di cui non è nemmeno provata l’esistenza. Ne ho discusso a lungo con gli analisti della commissione Terra, di cui sono ormai amico. Non credono possibile che ci sia una qualche entità superiore. Di sicuro non superiore a loro! Però apprezzano il metodo: inventarsi una religione per mantenere l’ordine pubblico e far rigare dritta la gente è un’idea che li stuzzica. Dopo i miei racconti – mi ha confidato un alto ufficiale – hanno cominciato alcuni esperimenti sui pianeti della Fascia Esterna come Tyron e Vyron. Ora le popolazioni di quelle parti adorano enormi pietroni giallicci, pregano dalla mattina alla sera, hanno bizzarri tabù alimentari e soprattutto non chiedono più giustizia in vita sperando di averne dopo la morte. “E’ un ottimo trucco e costa poco – mi ha detto l’alto ufficiale – è strabiliante che l’abbiate inventato voi terrestri”.
Naturalmente dovrei esserne orgoglioso: dopotutto ho fatto in modo che i popoli di Tyron e Vyron incontrassero Dio. Ma non sono così sicuro, e per un paio d’ore mi sono sentito un po’ giù. Per fortuna ho il mio infuso di funghi di Tulax che scaccia la malinconia. Alla prossima!
4.
E’ seccante ripeterlo ogni volta, ma è bene che sappiate che mentre voi ve la spassate sulla Terra, io sono costretto a lavorare per i marziani. La cosa non è poi così spiacevole come credevo, l’astronave è immensa e confortevole, e allora…
E’ abbastanza incredibile, ma sto facendo carriera, qui tra i marziani. C’è una specie di arietta nuova, come un refolo di entusiasmo. La Terra va di moda, se ne parla, io sono diventato una specie di personaggio, mi invitano alle feste ed ha aperto anche un Café Paris, al nono livello, sezione D. Ci si arriva in pochi minuti se non c’è traffico sugli ascensori. Parte delle informazioni raccolte sul nostro pianeta (anche quelle scaturite dai miei interrogatori) sono diventate di dominio pubblico, gli alieni ne parlano nei bar, c’è persino una fiction in olovisione che si intitola “Terrestri”. Per la prima puntata sono stato invitato in un immenso teatro del quarto livello. Ricevimento, aperitivi (questo sciroppo di lutrio nano del pianeta Edenos è portentoso), poi si è alzato il sipario ed è cominciato il film. Brutta sorpresa: era soltanto un documentario sulla proliferazione nucleare realizzato forse in Svizzera, forse in Olanda negli anni Ottanta. Grande delusione. Ma i marziani hanno gradito, ridevano come matti, alla fine, sono stato compliementato quasi fossi io il regista. Uno mi ha detto: “Complimenti! Quella trovata narrativa di potersi autodistruggere ben 22.000 volte è geniale! Surreale! Come le pensate certe cose voi terrestri!”.
Chissà perché, anche se al party scorreva ogni tipo di bevanda alcolica della galassia (e i ragazzi della flotta di Restwik avevvano delle interessanti pasticche viola), mi sentivo un po’ abbattuto.
E’ bene che si sappia che quelli che io chiamo i marziani non sono esattamente marziani, nel senso di nati su Marte. Si tratta piuttosto di decine e centinaia di diversi popoli delle galassie che milioni di anni fa, quando noi scheggiavamo pietre per procurarci il cibo, si riunirono nella federazione marziana. Per forza di cose, dunque, i marziani sono piuttosto tolleranti, perché può capitarti di prendere un ascensore con un vermone biancastro (del pianeta Stiffiul), oppure con una specie di gigante sempre umido con gli occhi ai lati della testa (un postanfibio del pianeta Nephenta), e c’è poco da fare gli schizzinosi. Molti, però, hanno un buon senso dell’umorismo, tranne i militari s’intende, che sono ottusi e imbecilli come da noi.
A proposito di militari, credo proprio di aver indispettito gli alti comandi. E’ successo dopo che mi fecero tutte quelle domande sulla religione. Come sapete (vedi ultimo rapporto) i marziani decisero di fare un esperimento sui pianeti della fascia esterna Tyron e Vyron, creando qualche mito, leggenda, libro sacro e consegnando ai popoli di quei pianeti una divinità. Per uno spiacevole incidente, però, la divintà consegnata a Tyron è di colore giallo vivo (il Sacro monte del Dio Tyron) e quella consegnata a Vyron è di colore verde chiaro (il Monte Sacro del DioVyron). I due pianeti si stanno attualmente dissanguando in una feroce guerra di religione che dovrà decidere (tra qualche secolo) chi ha il dio più forte. I marziani osservano divertiti questa variante che non avevano calcolato, e cominciano ad apprezzare la religione. I militari sono invece furibondi, perché la loro presenza non è più così indispensabile nel quadrante galattico di Tyron e Vyron, e dunque hanno subìto dei tagli di budget. Come vedete sono già ben dentro agli intrighi di palazzo! O, come dice il mio giovane segretario Froner (un simpatico puma a sei zampe del pianeta Onniax) “tutta la galassia è paese”.
Quanto agli svaghi, cerco di non perdermi nulla. C’è un ottima orchestra di mitili e crostacei giganti delle isole Milius (sulla sesta luna di Trollier) che suona in un club del terzo livello. Una sera sono andato in un locale per adulti, ma lo spogliarello non mi è piaciuto e a un certo punto mi pareva di vedere una specie di National Geographic in acido, pazienza. Il mio angolino preferito, comunque, resta un piccolo ristorantino familiare del livello undici, che ha un oblò sempre tirato a lucido e ben curato. Da lì, se guardi bene, puoi vedere la Terra che fa il suo giro al giorno, gratis. Un po’ di nostalgia, certo. Guardo il mio pianetino e penso che può distruggersi per ben 22.000 volte. Allora ordino un’altra bottiglia di distillato di fiori di Sugger IV e sorseggio piano, finché mi sento meglio.
5.
E’ più di sei mesi ormai, che vivo su un’astronave marziana, comincio ad ambientarmi e avanzo nei vari gradini della società. Ora ho un appartamento tutto mio e un segretario. Tra le cose negative metto soltanto che qui non capiscono niente di calcio e un sottile dubbio che mi tormenta: ho fatto più strada in sei mesi tra i marziani che in quarant’anni sulla terra. Vorrà dire qualcosa?
Cara redazione, spero che i miei rapporti vi arrivino puntuali, le navette della posta sono gestite in modo abbastanza mafioso da migliaia di impiegati elettronici che si sono fatti piuttosto esosi, il problema della delinquenza delle macchine qui è abbastanza sentito. E anche se per dire è in corso una guerra planetaria o una carestia galattica, le prime pagine dei giornali sono tutte per il sergente della flotta che è scappato con un bancomat, o per i condizionatori d’aria che chiedevano il pizzo. Per la cronaca: sono stati incastrati da telecamere travestite da condizionatori. Grazie per le magliette pulite, il disco degli Orishas e i sigari. Naturalmente qui non si può fumare, ma alcuni buongustai del pianeta Sindl III li considerano buonissimi da mangiare e li pagano molto bene (mandatene ancora!).
Passiamo al lavoro, la Commissione Terra, quella che sta studiando il nostro pianeta e di cui io sarei materia prima, è in grande fermento. Dopo sei mesi, infatti, si doveva votare se proseguire la ricerca, oppure lasciare perdere, oppure ancora incenerire tutto e assorbire quel po’ di materia prima che ancora rimane sul pianeta. Capirete che si aspettava la discussione con una certa apprensione. I ricercatori, naturalmente, spingevano per proseguire la ricerca. I militari volevano nebulizzarci e passare a cose più importanti (probabilmente nebulizzare qualcun altro), e la maggioranza si mostrava abbastanza distratta: di milioni e milioni di mondi fin qui studiati, colonizzati, accolti nell’impero, la Terra sembra ai più come una conchiglietta su una spiaggia infinita. Raccoglierla? Studiarla? Distruggerla? Che problema insulso!
“In un milione e mezzo di anni non avete inventato il teletrasporto, né scoperto un’energia che non sporchi e non avete nemmeno dato da mangiare a tutti sul vostro pianeta”, aveva detto un politico in olovisione. Sembrava fatta: un raggio abbastanza potente e un semplice cedimento di ogni struttura, nel giro di qualche ora la Terra sarebbe stata soltanto uno sbuffo gassoso nell’immensità di questa parte di universo.
Inutile dire che i miei amici ricercatori erano piuttosto abbattuti. Figuratevi io, che avevo lasciato sulla Terra la macchina! Un altro esponente della maggioranza disse in un ologiornale: “Sono così prevedibili! Si fanno ancora la guerra. Sono dei deficienti elementari, non hanno nemmeno una cosa che non capiamo, dico su tutto un pianeta, nemmeno un minuscolo dettaglio che non riusciamo a decifrare in cinque minuti!”. I miei amici ricercatori mi implorarono di dare loro una traccia, una cosa che le intelligenze marziane non sarebbero riusciti a risolvere, almeno per un paio di giorni. La teoria della relatività? Non dire cazzate terrestre, quella la studiamo all’asilo! Il surf? Niente di nuovo, è molto in voga nei pianeti della fascia acquatica. Il secondo tempo di Milan-Liverpool? Macché, l’arroganza punita è un classico, nella galassia! Insomma, tutto sembrava andare nella direzione della distruzione della Terra, quando ebbi l’intuizione. Regolai il mio stabilizzatore gravitazionale e cercai di assumere la posizione più teatrale possibile e dissi:
“Ho trovato! Tariffe telefoniche!”
Quattro giorni dopo, le notizie si facevano incalzanti. Ben due Nevroticon (i pazzeschi computer di bordo, con una capacità di calcolo tendente all’infinito) avevano rinunciato a comporre il puzzle impossibile delle tariffe telefoniche italiane. I militari misero allora a disposizione i loro centri elettronici specializzati in criptologia e dopo una settimana convocarono la commissione, consegnando le tariffe telefoniche italiane. “Visto? – disse una specie di generale – la vostra civiltà non riesce a produrre nulla che ci resti ignoto per più di una settimana!”. Ma a quel punto mi alzai io e dissi solenne: “E’ vero generale, ci avete messo una settimana, ma intanto le tariffe, le offerte e le promozioni sono cambiate quattro volte!”. Godendomi l’effetto della platea decisi che si poteva anche fare un po’ di teatro e continuai. “Questo piccolo pianetino che volete schiacciare come una mosca ha inventato il linguaggio più complesso della galassia: le tariffe da cellulare a fisso con deviazione di chiamata a numero dedicato!”. Fu un trionfo.
Non sto a farvela lunga: altri sei mesi di ricerca sono assicurati. I miei amici ricercatori hanno fatto una festicciola e mi hanno invitato come eroe del giorno. Credo, cari amici terrestri, che se passerete vivi quest’estate e approderete a un luminoso autunno senza essere inceneriti, sarà anche un po’ per merito mio. E del vostro folle modo di pagare il telefono che, contro ogni logica umana, è tornato utile. Ci sentiamo presto!
6.
Sono su questa astronave della Flotta Marziana da almeno sette mesi, ma posso giurare che il mio rapimento a fini scientifici non è stato inutile. Quel che non sanno i miei ospiti è che mentre io aiuto loro a capire la Terra e i terrestri, cerco anche di farmi un’idea su questa avanzatissima civiltà. Ecco il nuovo rapporto, fatene tesoro.
Piacevole chiacchierata con un Ufficiale di Alto Grado del Comando Galattico. Discorrevamo del più e del meno. Più che altro volevano capire alcune cose assurde della Terra: come mai la ricchezza è così mal distribuita, o perché dopo interi decenni c’è ancora in onda Bruno Vespa. Argomenti troppo difficili, misteriosi pure per un terrestre come me. Ma siccome la conversazione era amichevole e il vino delle colonie a due soli di Hert molto buono, il Viceammiraglio si è lasciato andare a certi ricordi militareschi che si intrecciano con la storia millenaria dell’Impero galattico.
“I Ronad!” – disse già imporporandosi al ricordo. (Il Viceammiraglio è un wurtz del pianeta Korod, di colore azzurrino e con le due teste gialle, quindi vederlo imporporarsi non è frequente). I Ronad furono sconfitti definitivamente dall’impero circa una novantina di anni(marziani) fa. Avevano sette pianeti: sei sono stati distrutti e il settimo è ora un’attrazione per turisti della galassia, e scrittori che vogliono stare in pace su un pianeta dove l’organismo vivente più grande non supera il millimetro. I sette pianeti Ronad ora non esistono più, l’unico problema in quel settore sono oggi le risse tra scrittori ubriachi. “Ma non fu facile – dice il Viceammiraglio – perché i Ronad li avevamo armati noi, e dunque erano armati benissimo”.
Faccio a questo punto la domanda più cretina, almeno per uno che abita sullo stesso pianeta degli americani: perché diavolo avete armato fino ai denti i vostri nemici?
“Ma non erano nostri nemici! – si accalorò il Viceammiraglio –. Li armammo perché combattessero i nostri nemici, i Sonad. I Ronad fecero anni di terribile guerriglia, con le nostre armi e i nostri soldi. Ma poi l’impero Sonad cadde da solo, per collasso, come afflosciandosi. A questo punto si trattava di disamare i Ronad, che però cominciarono a spararci come forsennati”.
Giorni dopo, alla mensa del Secondo Livello, mi trovai a parlarne con alcuni dei miei amici avieri della Flotta, gente semplice che si fa mandare dai rispettivi pianeti certi olodischi pieni di sirene di Suphord nude e decisamente provocanti. Risero di gusto alla mia costernazione. “E’ secoli che l’Impero finanzia guerriglie che poi finiscono per sparare contro di lui. Per tenere ordine in determinati settori della galassia finanzia dittatorelli stupidi e avidi che dopo qualche anno deve cacciare con la forza. Finché questi cretini giocano per noi sono finanziati e ingrassati, quando non ci servono più, ecco che li fulminiamo, o li facciamo sparire in una nuvola gassosa”. I miei amici avieri (e anche il grande chef sriganiano che è il vanto della Flotta) proposero un altro giro di vino delle colonie a due soli di Hert e dunque le strabilianti affinità tra le cose marziane e quelle terrestri sono sfumate in una nebbiolina alcolica e nei soliti canti stupidamente virili di quei burbanzosi ragazzi (dico ragazzi per dire, alcuni hanno più di dodici tentacoli).
Naturalmente non è finita lì. Spaventato che le cose marziane funzionassero più o meno come le cose della Terra, cioè male, ho chiesto lumi al mio più caro amico, un tecnico dell’olovisione del pianeta Strinar. Con mio grande disappunto non l’ho trovato per nulla critico nei confronti della politica planetaria dell’impero. “Siete violenti ed egoisti, dunque?”, gli ho chiesto mentre spipettavamo polline di sitran da un antico narghilè istoriato con scene di caccia del pianeta Urghian. Per inciso il polline di sitran, se fumato, scioglie la lingua, disinibisce e rende tutti più sinceri. “Siete dunque così tirannici?”, gli chiesi. La risposta del mio caro amico Hggdfkhf (pronuncia: hgdhf) mi lasciò di sasso. Mi disse infatti tirando una lunga boccata: “Poche storie, facciamo film che costano un sacco di soldi, siamo forti nella musica per i giovani, difendiamo la nostra ricchezza e se questo dovesse costare qualche sacrificio nella galassia ce ne fottiamo alla grande. Abbiamo usato armi chimiche, batteriologice e nucleari quando voi ancora scheggiavate pietre per uccidere i mammuth. Siamo i più forti e ce ne approfittiamo. Tutto qui”. Non so dire perché, ma la conversazione morì lentamente, mi ritirai nella mia cabina, confuso, infelice e piuttosto spaventato. “Dove sono capitato!”, mi dicevo avvolgendomi nelle olocoperte della mia cuccetta. Tanto valeva andare a vivere a Cleveland!
7.
Con una piccola cerimonia tra amici, ho festeggiato il mio settimo mese presso la complessa società marziana. Dopo il mio rapimento l’Universo è molto cambiato e gli studi alieni sul pianeta Terra hanno dato eccellenti risultati. Ma allora, perché sono così giù di corda?
Cari amici, spero che questo mio rapporto dall’astronave marziana vi arrivi puntualmente. Ancora una volta, grazie dell’invio mensile: le magliette sono state particolarmente gradite e i sigari, come al solito, scambiati con semi di una strana cucurbitacea di Solitris che ha eccellenti effetti rilassanti. Grazie anche delle lettere: ricevere così tante domande e interrogativi di terrestri lettori di RS mi conforta. Anche se, devo dire, quasi tutti gli interrogativi non riguardano il Bene e il Male, o la struttura dell’Impero, o la soluzione ai grandi problemi della Galassia, bensì – che maiali che siete! – il sesso.
Pensandoci, il problema è al tempo stesso entusiasmante e complesso. Ma la cosa più strabiliante è questa: per le infinite specie aliene che compongono il melting pot dell’Impero marziano, il sesso non è un problema, né un’ossessione. Infatti nessuno ne parla, la pornografia è ridotta al minimo, in tivù le creature di sesso femminile non sono regolarmente meno vestite delle creature di sesso maschile come accade da noi sulla Terra. Tutto ciò spiegabile molto semplicemente: al di fuori dell’atmosfera terrestre, in tutto il resto dell’Universo, il sesso è praticato con grande gusto e frequenza, è una cosa allegra, benedetta da tutti, insegnata ai bambini come una cosa giocosa. Non esiste abitante della galassia, dagli enormi Sullidi del pianeta Sullid, ai fluidi ed eleganti medusoidi dei pianeti gemelli di Sowraz che abbia tabù sessuali. E’ una delle grandi vittorie culturali dell’Impero marziano: gli organi sessuali vengono usati con la stessa disinvolta scioltezza con cui si usa tutto il resto, mani, tentacoli, antenne, lingue, orecchie frontali e code. L’Impero, anzi, spende ingentissime risorse per finanziare il Programma di Ricerca Pansessuale, che consiste nello studiare come diverse specie possano serenamente scopare con altre specie nonostante le differenze morfologiche. Come noi terrestri leggiamo sui giornali “Tra dieci anni sconfitto il diabete”, qui le gazzette si concentrano su altro. Esempio: “Enormi passi della Ricerca Pansessuale: tra due anni un calamaro gigante di Esilis potrà accoppiarsi con un Sinuis maschio della fascia esterna di Kronon”. Seguono dibattiti in olovisione, commenti degli scienziati, oltre ovviamente a festeggiamenti e smisurati hurrà sui pianeti di Esilis e Kronon. Sarà l’aria svagata di questi giorni, sarà che il vino asprigno del pianeta Resitte induce alle confidenze, ma ho deciso di parlarne con un mio amico filosofo.
“Non mi sembra per niente una cosa strana”, mi dice Lukatar tra un bicchiere e l’altro. “Quando l’impero cominciò a espandersi si pose il problema delle varie specie viventi. Il motto dell’Impero, come sai, è Unire e Allargarsi, cioè unire le intelligenze dell’Universo e scoprirne delle altre. L’Universo è infinito, dunque abbiamo lavoro per l’eternità. Unire è dunque la parola primaria dell’impero e unire anche in senso fisico è essenziale per capire e partecipare di ogni popolo che fa parte dell’Alleanza”. A quanto dice il mio amico Lukatar fu un lavoro lungo. Disinnescare ogni razzismo, amalgamare le differenze, sentirsi diversi ma al tempo stesso uguali. Ogni volta che la ricerca permette a una specie di scopare con un’altra è un enorme passo avanti per tutta la civiltà Universale.
Chissà perché, a questo punto, il vino schietto di Resitte non mi ha più dato allegria. Non per fare casi personali, per carità, ma mi vien fatto di pensare che io da questa straordinaria ricchezza e gioia sessuale resterò escluso per un pezzo. Da mesi chiedo alla Commissione Terra di rapire una ragazza sul mio pianeta. Mi rispondono sempre che il piano non lo prevede, che con le ricerche sul pianeta Terra hanno già sforato il budget, eccetera eccetera. Del resto, noi terrestri non facciamo parte delle popolazioni dell’Impero e dunque non verremo inseriti nei piani di Ricerca Pansessuale. Insomma, non se ne esce: mentre miliardi di creature si zompano addosso in santa pace e con grande soddisfazione, infilandosi code nelle orecchie, leccandosi con le loro tre o quattro lingue, toccandosi avidamente con tentacoli, chele e antenne e copulando felicemente, io resto – unico nella Galassia – qui solo soletto. Al massimo, mi concedo ogni tanto una serata all’Orbit Bar, giù nel quarto livello, dove certe signorine del pianeta Eferid ballano seminude, fanno la lap dance, familiarizzano con gli avventori. Non è male, se vi piacciono le ragazze con sei zampe. Ma, sinceramente, non è la stessa cosa…
8.
Sapete la novità? Dopo otto mesi sulla gigantesca astronave marziana, parto per visitare nuovi mondi. E’ una speciale gratifica dovuta alla mia buona condotta e a un paio di buone intuizioni che per noi terrestri sarebbero banali, ma per i marziani…
Salve a tutti, gente! Se tutto va bene questo rapporto dovrebbe giungervi puntuale grazie all’olo-posta che ho scovato nella sezione Altre Civiltà del terzo livello. E’ un po’ complicato spiegarvi la burocrazia delle comunicazioni dell’Impero Galattico, ma vi basti questo: è sempre meno complicata e truffaldina della legge Gasparri.
Come sapete, i finanziamenti per lo studio del pianeta Terra (di cui io sarei parte integrante, dopo il mio rapimento) sono agli sgoccioli e la Terra non è certo una priorità del grande Impero Galattico. Dunque, sono stato posto di fronte a questa scelta: o mi disintegravano con un banalissimo raggio gamma disperdendo le poche cellule rimaste nel vuoto sub-spaziale intorno all’ammiraglia della flotta, oppure dovevo adattarmi a lavorare. Indovinate cosa ho scelto!
Dopo infinite valutazioni, esami, prove attitudinali, eccetera eccetera, mi hanno fatto un contratto a termine all’ufficio Valutazione Altri Mondi. Sei ore al giorno, buoni pasto, colleghi simpatici (quasi tutti sono Gromold del pianeta Ultrian, bizzarri invertebrati lunghi due metri), ma – purtroppo – una noia mortale. Una burocrazia pazzesca e faticosissima. Ogni essere estraneo al controllo dell’Impero incontrato durante le esplorazioni viene fermato, interrogato, catalogato, schedato e poi rilasciato. E’ un lavoro spaventoso, specie se pensate che il 90 per cento dei soggetti in questione sono monocellulari, lunghi meno di un millimetro e privi di ogni senso dell’umorismo. Noia mortale.
Così, al mio quarto giorno di lavoro, ho chiesto un colloquio con il capo-dipartimento e gli ho presentato la mia proposta: passare all’autocertificazione. In pratica, ogni essere vivente che si incontra compila un modulo in cui dichiara chi è, che tipo di organismo ha, di cosa vive, e poi viene rilasciato con una microcarica esplosiva innestata nel corpo. Se ha mentito nell’autocertificazione, esploderà automaticamente. Quanta fatica in meno, gente!
Sono stato convocato dal Supervisore Capo del ministero dei Tempi e Metodi della Sesta Sezione Ottimizzazione Colonie (una carica spaventosamente alta, nell’Impero). Mi ha fatto molti complimenti e ha lodato il mio cinismo tutto terrestre. “Siete un pianeta molto strano – mi ha detto – fessi come non sono nemmeno gli Ustiacix di Gronig, ma con buone intuizioni”. E poi ha ammesso: “L’Impero risparmia, grazie alla tua invenzione, alcune centinaia di miliardi di Vrenon, la moneta di questa parte della Galassia. In cambio non ti inceneriremo!”. E’ un po’ poco, ho detto, come ricompensa. Non si potrebbe avere invece un altro lavoro?
“Le faremo sapere”, ha detto lui.
E ora, eccomi qui. Per meriti acquisiti, il Comando Divisionale Gestione Risorse (un ufficio del personale con nove miliardi di dipendenti su 679 pianeti) mi ha proposto per una missione esterna. Sul pianeta Suqquol, che orbita intorno al Grande Sole Luxi, si terranno tra qualche mese le elezioni politiche. All’Impero non interessa nulla di chi vince e di chi perde, purché naturalmente la fedeltà alla Coalizione sia rispettata (in caso contrario tutto il pianeta Suqquol verrebbe liquefatto all’istante). Però vuole alcuni osservatori in zona, nel caso alcune minoranze rumorose e rompicoglioni riuscissero ad avere qualche peso politico. Accetto? Certo che accetto! E’ la prima volta che un essere vivente di un pianeta che non fa parte dell’Impero può viaggiare e muoversi (quasi) liberamente all’esterno della flotta. Sono così emozionato!
Mi hanno detto che partirò giovedì prossimo. Prima in teletrasporto fino alla terza luna di Novrilovan per un breve corso di adattamento climatico e gravitazionale, poi con una corvetta militare dell’impero fino a Suqqa, la capitale del pianeta Suqquol. Il mio soggiorno durerà qualche mese, abbastanza per capire la politica del pianeta, fare le dovute pressioni che difendano gli interessi imperiali, rapire o uccidere gli elementi pericolosi e incoraggiare chi si mostra più servile nei confronti dell’Impero. Che emozione, mi sento come un colonnello della Cia o un cardinale del Vaticano quando si vota in Italia! Dovrò prendere appunti, fare rapporti dettagliati e suggerire strategie. Ho già qui decine e decine di gigabyte di materiale da studiare, ma il compito non mi spaventa. Ci pensate? Il primo terrestre fuori dalla Galassia! Naturalmente vi terrò informati. Intanto, grazie per i sigari e il disco degli Stones, tutte le discoteche del nono livello lo suonano in continuazione. Alla prossima, dunque!
9.
Per la prima volta da quando ho lasciato la Terra, nove mesi fa, posso uscire nella Galassia, e sono il primo terrestre a farlo. Missione: controllare le elezioni sul pianeta Suqquol. So che la Terra è un posto meraviglioso, ma dovreste vedere quassù!
Diario di viaggio. Teletrasporto dall’astronave marziana alla terza luna di Navrilovan, tempo: un minuto e sei secondi per coprire una distanza di quasi duemila anni luce. E’ un lampo, non si fa in tempo a riflettere molto, in compenso non si perde tempo a cercare parcheggio. Ora sono davvero lontano da casa.
Il panorama è pazzesco: il Grande Sole Luxi incombe vicinissimo, le altre due lune di Navrilovan girano veloci (c’è un’eclissi tutti i giorni), la temperatura è ideale e il cibo buono e piccante. Nella mia squadra ci sono un Supervisore Galattico, dieci guardie speciali e una piccola formazione di analisti economico-sociali. Dobbiamo prepararci in fretta perchè su Suqquol le elezioni incombono e l’Impero non vuole sorprese. Suqquol è importante perché produce una strana gomma atermica utile per le astronavi, ma è un pianeta instabile, con frequenti rivoluzioni, guerre, lotte politiche.
La giornata è dunque fitta: ambientamento gravitazionale, poi rudimenti della lingua locale (grande carenza di vocali, sembra di stare in Polonia), poi storia e costumi di Suqquol, e ore e ore di esame della situazione politica. Infine, briefing sulla missione: all’Impero non importa chi vince, purchè non prendano piede posizioni anti-imperiali. Insomma, su Suqquol sono totalmente liberi, ma – come mi dice il Supervisore Galattico, “entro limiti ragionevoli”. Poi ha fatto l’occhiolino e mi ha detto: “Lei è italiano, può capire”. Siamo partiti dalla Terza Luna di Navrilovan alla volta Suqquol con una nave veloce ma discreta e ora eccoci qua.
Situazione politica di Suqquol. Due formazioni si fronteggiano. Al governo c’è la Casa dell’Economia Libera e all’opposizione il Partito Illusorio. Si voterà tra un mese circa e l’incertezza è grande. Il fondamento ideologico del partito di governo, guidato dal Gran Commodoro Hwrtlmnsvì (vi ho detto, le vocali qui non tirano!) è molto semplice: l’economia decide tutto come una forza immutabile della natura. Se sei povero muori, se sei ricco puoi goderti ogni spreco vergognoso. L’opposizione è rappresentata dal Ragionier Nbcvdrhù e vorrebbe un attenuamento di questa faccenda: ok che muoiano i poveri, ma un po’ meno. Ok che i ricchi se la spassino, ma un po’ meno. Insomma, blandi riformisti.
Due partiti minori: una sparuta componente rivoluzionaria che teorizza l’indipendenza dall’Impero, e una forza ambigua e paracula che tende ad allearsi sempre con chi vince, chiunque sia, tipo Mastella.
L’ultima sommossa contro il governo è nata per un motivo abbastanza comprensibile. Alla fine di ogni anno, su Suqquol, si calcolano le entrate di ogni famiglia, una specie di dichiarazione dei redditi. Chi non raggiunge una certa soglia di reddito e chiede aiuto allo Stato viene prelevato, internato in grossi campi di lavoro e poi eliminato. E’ sempre stato così su Suqquol, e nessuno si lamenta veramente per questo. Ma nell’ultima legge finanziaria, il Commodoro Hwrtlmnsvì, capo del governo, ha introdotto una pericolosa novità. Non si aspetterà più la fine dell’anno per le esecuzioni dei poveri. Con appositi studi di settore, calcoli statistici e proiezioni economiche si decide chi sarà povero con sei mesi d’anticipo, e lo si ammazza subito. E’ l’argomento centrale della campagna elettorale. Il Premier e capo della Casa dell’Economia Libera ha fatto affiggere enormi olo-manifesti con lo slogan: “Sarai povero anche tra sei mesi, perché aspettare?”. Timidamente, l’opposizione ha presentato qualche emendamento e ha promesso battaglia: se vincerà le elezioni cercherà di essere più ragionevole.
Questo è lo scenario. La campagna elettorale, come capirete, è piuttosto vivace e agitata. Tutti, ma soprattutto i poveri, sono parecchio nervosi.
Per ora dunque siamo qui, studiamo la situazione, cerchiamo di capire meglio le sfumature della società di Suqquol. A Suqqa, nella capitale, viviamo negli agi e nel lusso, anche se io sono estasiato soprattutto dai giardini sospesi. Si tratta di meravigliose isole orbitanti, dense di vegetazione, profumate, dove si può ammirare la natura, chiacchierare con le famose piante parlanti di Suqquol, bere vini deliziosi e gustare frutti dal sapore dolcissimo. Isole volanti di puro paradiso, insomma, dove però la grandissima maggioranza della popolazione del pianeta non può permettersi nemmeno di mettere piede: l’ingresso costa carissimo e la security è molto severa con chi cerca di non pagare. Qualcosa mi dice che avremo problemi con queste maledette elezioni di Suqquol, ma vedo il mio Supervisore Galattico molto sereno e rilassato, forse per le strane sigarette aromatiche che fumano qui, e dunque non mi sembra il caso di preoccuparmi. Per ora.
10.
Come sapete, cari miei lettori terrestri, sono da dieci mesi aggregato a una formazione Imperiale Marziana e, nelle ultime settimane, impegnato con le elezioni sul pianeta Suqquol. E’ andato tutto bene, alla fine, e per voi terrestri c’è una piacevole sorpresa!
E’ finita così: il Partito Illusorio ha vinto le elezioni, il Gran Commodoro Hwrtlmnsvì ha avuto soltanto poche migliaia di voti dai più ricchi abitanti del pianeta e il giorno dopo lo scrutinio è stato lapidato in piazza. Gli affari dell’Impero sono salvi e il mio apporto è stato decisivo. E’ bastato poco, un semplice calcolo economico. Invece di sterminare i poveri prima del tempo – come era nel programma della Casa dell’Economia Libera – ho suggerito di indirizzarli verso le fabbriche di gomma atermica che sono la ricchezza del pianeta. “Ma così ci sarà una sovrapproduzione!”, hanno detto gli economisti del pianeta Suqquol. Ma l’Impero comprerà tutto, ho assicurato io. Accordo fatto. Poi, preso da parte il capo del Partito Illusorio, il Ragionier Nbcvdrhù, gli ho fatto notare di avergli dato una grossa mano e lui ha ricambiato garantendo due anni di produzione gratuita. Missione compiuta! Suqquol avrà altri dieci anni di relativa pace sociale e l’Impero fa un affare di alcune centinaia di miliardi. Il minimo che mi aspetto è un telegramma delle alte sfere Imperiali, o una decorazione. Invece, ecco la doccia fredda: vengo convocato – con scorta armata – sulla Fortezza Centrale Disciplina, che orbita a sei miglia dal pianeta di Frillyc.
E’ un vero processo. Ho un avvocato, un sinusoide di Gjjajaz piuttosto pignolo, dormo in una cella e attendo il giudizio della corte. In sostanza, l’Impero è stato molto contento della mia azione. La missione può dirsi compiuta. Il Supervisore Capo del ministero dei Tempi e Metodi della Sesta Sezione Ottimizzazione Colonie mi ha fatto avere il suo incondizionato appoggio. Eppure mi processano. Perché – secondo l’accusa – avrei compiuto un gesto eticamente discutibile e moralmente meschino. Insomma, praticamente l’Impero ha comprato delle libere elezioni. Mi pare giusto? Non mi vergogno?
La mia arringa difensiva è durata sei ore e quindi, cari amici, ve la risparmio. Sappiate però che ho toccato punte liriche quando ho declamato: “L’Impero è l’Impero, perché dovrebbe avere un’etica, una morale? La sua etica e la sua morale sono nel suo stesso esistere, nel più essere più forte e nel distruggere chi non si inchina”. Per la prima volta nella mia carriera di “rapito dai marziani” ho avuto gli applausi dell’ala militare. Poi ho continuato: “Se truccare le elezioni su Suqquol giova all’impero, ebbene, viva le elezioni truccate. E vi dirò di più (qui mi sono fatto grave e serissimo) anche nella Galassia esterna di Stimiron e sulle lune di Kloxia dovremmo portare la democrazia! Soprattutto perché è là che producono ottimo carburante per le nostre astronavi!”.
Sapete com’è finita? Assolto con formula piena, medaglia d’argento del Congresso Economico Imperiale e un nuovo incarico: consulente per gli affari politici del ministero dei Tempi e Metodi della Sesta Sezione Ottimizzazione Colonie.
Sono nel mio nuovo ufficio, sulla vecchia astronave dove fui portato dopo il mio rapimento. Ho due oblò esterni, che nella gerarchia della nave significa essere un boss. Ma il regalo più grosso me lo consegnano di persona due ufficiali della Sezione Trasporti e Incursioni, quei ragazzacci. Un ficus beniamino terrestre, rapito anche lui sulla terra, tutto per me. E’ fantastico aver qui qualcosa di terrestre! Poi, mentre sono al colmo della gioia, vengo convocato in olo-conferenza con il Presidente della Commissione Civiltà e Altri Mondi, un glamorone del pianeta Dleezyr dall’aspetto assai poco marziale (i glamoroni di Dleezys somigliano a batuffoli di zucchero filato). “Buongiorno”, mi fa, brusco. E continua: “Ricorda i quattro gruppi in cui sono divise le settantadue civiltà delle Galassie?”. Certo, dico io. Ed elenco: Superiori, Niente Male, Imbecilli e Altri. “Ottimo!”, dice lui. E poi: “Grazie ai suoi servizi, alle sue intuizioni e al suo cinismo terrestre, la Commissione Civiltà e Altri Mondi, d’intesa con le più alte strutture burocratiche imperiali ha deciso di passare i terrestri dalla categoria Altri alla categoria Imbecilli. E’ un passo enorme per la sua civiltà! Complimenti, giovanotto!”. L’ olo-collegamento si è spento e io sono rimasto lì, meravigliato e stupefatto.
Ma ci pensate? Da solo, in dieci mesi, lontano da casa, ho fatto fare all’umanità un salto di millenni, da “Altri” a “Imbecilli”. E questo soltanto spiegando all’Impero come si comporta un Impero. Insegnando la storica lezione che si può bombardare quando ci pare e piace, truccare le elezioni, far soldi a palate derubando civiltà più povere! Insomma, in tutto e per tutto imitando George W. Bush! Ricordatevi, terrestri, è così che vi ho fatto diventare Imbecilli!
11.
Rieccomi a casa. Cioè, in quell’immensa nave marziana nel quadrante sud-est della Galassia che ormai comincio a considerare casa. Il successo delle ultime missioni ha fatto salire le mie azioni, al punto che ora le cose si complicano.
Il banchetto in onore del ritorno della missione “elettorale” da Suqquol è stato molto piacevole. I grossi filetti di Uberech (una specie di mucca carnivora) alle erbe di Symposium sono calati dall’alto mentre prelibate salse, dense e colorate, ne irroravano le carni delicate. In quanto terrestre, civiltà recentemente promossa dalla categoria Altri alla categoria Imbecilli, ho dovuto dire qualche parola di circostanza, quindi alzare il calice e brindare più volte. Comprensibile dunque che abbia un ricordo un po’ annebbiato del dopocena.
Come spesso capita nelle occasioni ufficiali dove sono presenti alti vertici della Flotta Imperiale, la riunione si è trasformata presto da banchetto a occasione per complottare, indicare nuove missioni e nuove priorità. Così, d’un tratto, sono stato preso da parte dal Generale Silimin. Non deve trarre in inganno il suo aspetto mite e minuto (questi nani pelosi del pianeta Lexia sono simili alle nostre nutrie), perché Silimin è praticamente il capo operativo dei Servizi Segreti della Galassia, sott’ammiraglio della Flotta eccetera eccetera. In poche parole, con il suo fare franco e schietto, il generale mi ha messo al corrente di una bizzarra minaccia che secondo lui andrebbe affrontata per tempo. Esiste, molto più fuori di qui, nel sistema esterno di Mesumec, una strana setta integralista che predica il “ritorno alle origini”. Di quali origini si parla non è facile dire, dato che le origini per l’Impero e i popoli che ne fanno parte risale a qualche decina di milioni di anni fa. Comunque, per farla breve, questa setta del pianeta Mesumec I va da qualche tempo infervorando il pianeta con discorsi tipo “padoni a casa nostra”, e anche “secessione dall’impero centrale“ e anche “Gurland ladrona” (come sapete Gurland è la capitale amministrativa dell’Impero, poco più che una ragioneria generale, ma insomma…).
Il generale Silimin non ha dubbi: “L’infezione potrebbe propagarsi – mi dice preoccupato – e per ora non vogliamo prendere in considerazione azioni di forza”. Vorrei per cortesia studiare la situazione? Andiamo, potevo sottrarmi?
Da qualche settimana, dunque, studio insieme al mio gruppo di analisti (ho chiesto di avere anche qualche aviere della Flotta di Restwick, che sono sempre ben dotati di quelle pasticche viola così corroboranti). Ho chiesto mappe del pianeta Mesumec I, dati sulla situazione politica, economica, sociale e tutti gli indicatori in possesso degli uffici amministrativi dell’Impero. La situazione non è affatto semplice, e si basa, secondo me, su un immenso abbaglio. L’economia di Mesumec basa su pilastri un tempo solidi e ora, invece, piuttosto traballanti. Piccola impresa, media impresa, un tempo fiorenti e ora messe in crisi da nuovi centri produttivi dell’Universo. Prendete ad esempio i sottilissimi tessuti colorati delle uniformi imperiali. Un tempo uscivano tutti dalle fabbriche tessili di Mesumec I, ora vengono anche da Styron, Lunicaz, Frenon, pianeti poveri dove la mano d’opera costa meno. La crisi su Mesumec ha portato una ventata di paura per il futuro, che subito si è riversata sui lavoratori immigrati. Già, ci sono un sacco di lavori, su Mesumec, che i mesumecchi non vogliono più fare. La mano d’opera immigrata (dalle vicine lune di quel sistema) costa poco, è sfruttata, non ha diritti, non vota e spesso è clandestina. Eppure è su questi infelici che si scatenano le frustrazioni degli abitanti di Mesumec, infiammati dai discorsi di questa strana setta di secessionisti.
Come al solito i militari sono i più spicci. “Non c’è soluzione alternativa – mi dice un ufficiale della Nona Brigata d’Assalto – potremmo trasformare quel pianeta in un sasso senza vita in pochi secondi e trasferire tutte le produzioni utili all’Impero nel vicino sistema di Novilon”. Mi sembra una soluzione un po’ estrema e nel mio rapporto al generale Silimin non ne faccio parola. Invece, la prendo alla larga: bisogna agire politicamente, dico. Bisogna lavorare con calma e far capire al popolo di Mesumec che quella setta secessionista è quel che è: un covo di sfaticati senza cultura e senza alcun disegno politico. La mia relazione è durata meno di un’ora e al termine il generale non ha avuto dubbi: “Se ne occupi al più presto”. E dunque ecco, cari amici: nemmeno il tempo di festeggiare l’esito di una missione che già sono impantanato in un’altra avventura, questa volta contro la temibile Lega Mesumecca per l’indipendenza di Mesumec. Non so come andrà a finire questa volta. Davvero. Comunque vi terrò informati. Alla prossima.
12.
Bene: sul mio tavolo si accumulano i dossier. Sembra che ogni rogna della galassia finisca nel mio ufficio, e la sostanza è sempre quella: problemi politici, etnici, economici tra pianeti, popoli e costellazioni che i militari vorrebbero risolvere radicalmente (cioè uccidendo tutti) e che invece i politici mi ordinano di studiare per cercare soluzioni meno drastiche. Si è diffusa la voce che i terrestri – sebbene incomparabilmente inferiori – abbiano una certa pratica nel machiavellismo. Come sapete, sono alle prese con la Lega Musumecca per l’indipendenza del pianeta Mosumec I e sto in effetti studiando la questione. Però, leggo nel dossier, la faccenda prosegue da sette secoli e dunque, mi sono detto: perché tanta fretta?
Così me la prendo calma e ne approfitto per guardarmi intorno. Come unico esponente terrestre di tutta l’astronave (centinaia di migliaia di individui) sono invitato a feste, ricevimenti, occasioni ufficiali. Spesso si tratta di eventi noiosissimi: l’altro giorno ho dovuto presenziare alla cerimonia per il millesimo anniversario dell’adesione all’impero del sistema di Utrixuax, ore e ore di discorsi, balletti, pièces teatrali, proiezioni e concerti musicali abbastanza insulsi (gli abitanti di Utrixuax sono sordi, ciechi e muti, obiettivamente le loro arti figurative non sono un granché). Altre volte, però, questa attività mondana è divertente e utile per conoscere aspetti dell’Impero che non esiterei a definire bizzarri.
Come sapete, l’Impero galattico è composto da centinaia di mondi, uniti dal comune scopo di conquistarne altre migliaia, annetterli all’impero eccetera eccetera, all’infinito, come del resto è infinito l’Infinito, scusate il casino semantico. Non ci sono differenze razziali, né religiose (la religione, peraltro non esiste). L’economia è strettamente pianificata dal Ministero per gli affari Economici della Galassia che lascia una certa libertà ad ogni pianeta, finché non interferisce con gli interessi generali. La sanità è gratuita. La scuola è gratuita i illimitata per tutti (il lavoro è diviso tra lavoro e apprendimento, e questo è dovuto al fatto che ogni tre minuti c’è una tecnologia nuova e bisogna imparare a usarla). Insomma, mancano solo enormi ritratti di Breznev, le code per il pane e i gulag, il resto (il buono, intendo) c’è quasi tutto.
Mi chiedo spesso (e ne parlo coi miei amici): è dunque l’impero Marziano il migliore dei mondi possibili? E qui c’è il primo scoglio filosofico. La parola “migliore” non esiste, e perlomeno nelle molte lingue della galassia coincide con “ultimo” e “attuale”. In parole povere: quando si scopre una cosa migliore di quella precedente (una terapia, un mezzo di trasporto, una tecnologia ecc.) viene immediatamente attuata su tutti i pianeti dell’Impero, in modo che nessuno sia tanto disperato, arretrato e infelice da farsi esplodere in un mercato o da organizzare una guerriglia. Semplice, no? Semplice, ma effettivamente come terrestre mi cascano le braccia.
E la mortalità, direte voi? Le cifre che ho visto, relative all’astronave, parlano di una mortalità molto bassa. Certo, siamo un’eccezione, una colonia viaggiante ad alta specializzazione formata da esperti di ogni civiltà dell’Impero. Siamo, insomma, in una situazione protetta. Su Riutilon, per esempio, i locali continuano a farsi mangiare dagli immensi mosconi Grignel. Muoiono così, risucchiati da zanne verdastre, ma fa parte del naturale equilibrio del pianeta. Su Serrinol (il pianeta che fornisce gran parte dei vaccini agli abitanti dell’Impero e che è il centro dell’industria e della ricerca farmaceutica) si muore volontariamente, proprio a causa della ricerca. Quel pianeta è infatti detto anche il pianeta-martire (gran parte della popolazione schiatta per testare nuovi ritrovati per far vivere sani tutti gli altri) ed è tenuto in grande considerazione.
Qui sull’astronave si muore soprattutto per incidenti, spiacevoli, ma accettati come statisticamente inevitabili. Un olo-laser-offensivo difettoso (una specie di pistola) ha ucciso l’altro giorno un maggiore della Flotta di Restvik, ma pare anche che fosse parecchio ubriaco. Alcool e droghe ricreative sono accettate senza problemi e ognuna fa parte delle specifiche tradizioni di ogni popolo dell’Impero. Si cerca di scoraggiare l’uso incrociato (se un betawir delle lune di Betarior beve troppo distillato di fiori del pianeta Sugger IV può anche morire, per dirne una), ma esso non è vietato e dunque ognuno sperimenta a piacimento. Ultimamente vado matto per un thé molto speziato che viene dalle altissime montagne di Aavrinis: intorpidisce e garantisce ottimi sogni erotici. Niente male, cari, dovreste provarlo.
13.
Grande lavata di capo, pelo e contropelo, addirittura minacce. Insomma, vengo convocato dal Generale Silimin, che come già sapete è il vero capo operativo dei servizi segreti della Galassia. Il suo potere è immenso e spaventoso e per quanto mi abbia in simpatia, ora sembra davvero furibondo. E’ un nano peloso del pianeta Lexia, sembra una piccola nutria, ma francamente vederlo così incazzato è inquietante. Non mi aveva forse incaricato di trovare una soluzione per quei deficienti della Lega Musumecca per l’indipendenza di Mosumec Primo? Annuisco. E so cosa sta succedendo su Mosumec Primo in questi giorni? Faccio no con la testa. “Stanno esagerando, ecco cosa!”, grida il generale con la sua vocina da topo. “I popoli stranieri che lavorano su Mesumec Primo vengono ridotti in schavitù, vengono insultati i loro principi etnici, le loro abitudini alimentari, vengono pagati meno e angariati in ogni modo!”. Sembra veramente indignato, ma continua: “Sa, giovane terrestre, non me ne frega un cazzo se qualche popolo mette i piedi in testa a un altro popolo. Ma questi imbecilli della Lega Mosumecca stanno rovinando tutto. Alcuni popoli immigrati, dai loro poveri pianetini, minacciano una guerra. Capisce? Una guerra interna all’Impero, non è mai successo! Risolva questo problema, ha due mesi di tempo, dopodiché darò via libera ai militari e di Mosumec Primo non resterà nemmeno un ricordo gassoso! Vada! Non si faccia problemi di budget. Usi il vicino pianeta di Vesumec come base d’appoggio. E’ fertile e disabitato. Vada!”. E’ quello che si dice parlar chiaro.
La faccio breve. Il terraforming del pianeta Vesuvec è stato compiuto a tempo di record in due settimane. In effetti è un pianeta bellissimo. Ora che i laghi hanno acqua invece di quegli spaventosi acidi verdi e che le montagne oltre i 12.000 metri sono state un po’ limate, posso mettere in atto il mio piano. Dunque, riunisco la mia squadra di analisti, un po’ di guardie (scelgo sempre i ragazzi della flotta di Restwick) e parto per Mesumec Primo, con i sigilli ufficiali dell’Impero, ma sotto copertura: sono un uomo d’affari incaricato di impiantare nuove fabbriche.
Lasciate che vi dica due parole su Mesumec Primo. E’ un pianeta molto bello, dove parlano una lingua incomprensibile che sembra bergamasco e mangiano un farinaceo giallo, la famosa polenta di Mesumec Primo. I Mosumecchi hanno una particolarità che non può sfuggire a un terrestre: si mostrano gentili e ragionevoli con i potenti (all’arrivo, mi sono riservati grandi onori) e invece arroganti e stronzi con i più deboli. La popolazione immigrata (circa il 20 per cento della forza-lavoro dell’intero pianeta) è dunque trattata malissimo e i Mosumecchi non fanno che parlare della propria superiorità, della propria civiltà che sarebbe migliore di ogni altra, delle loro radici storiche che sono, in realtà, assai incerte. Sono alti più di due metri, hanno occhietti vispi che sporgono dal cranio, sorrisi idioti e gesticolano molto, non so se avete presente Calderoli. Sono così arroganti e sicuri di sé che mettere a punto un piano non è difficile, ma prima di tutto devo fingermi loro amico.
La cena ufficiale in mio onore si svolge al Palazzo Reale della Terza dinastia Mosumecca, dove vengo presentato al Presidente della Lega Mosumecca per l’Indipendenza di Mesumec Primo, Sua Eccellenza Humbert delle Valli. Cena sontuosa, ottimi vini e quell’onnipresente farinaceo giallo. Poi si parla d’affari. Per modo di dire, perché sia il Presidente che il suo seguito continuano a lamentarsi: troppi immigrati, che qui chiamano Lavoratori Inferiori, troppe pretese, “si figuri che vogliono gli stessi diritti che abbiamo noi!”. Questo deve sembrargli troppo. Fingo di capire, anzi annuisco, blandisco, mi mostro costernato. E intanto strappo una serie di autorizzazioni. Posso impiantare due o tre portali di teletrasporto? Posso parlare con i rappresentanti dei sindacati dei Lavoratori Inferiori (sa, vorrei tenere bassi i salari…)? Tutto mi viene accordato in un battibaleno e anzi con qualche battutaccia poco elegante, un po’ razzista, nei confronti dei lavoratori immigrati. Ci lasciamo con un solenne brindisi (grappa alle erbe) e torno con tutto il mio seguito alla nave che orbita intorno a Mesumec Primo. Gli indipendentisti, Humbert delle Valli in testa, sono convinti di aver fatto un affare. Ma io sono un po’ agitato. Funzionerà tutto? E’ un piano diabolico, ma al tempo stesso entusiasmante. Abbiamo soltanto due settimane per agire, per cui vi prego di incrociare le dita per qualche giorno. Nel prossimo rapporto saprete se la giustizia ha trionfato o se sto vagando nell’Universo in forma di anonima polvere cosmica. A presto, speriamo!
14.
Grazie ai tre immensi portali di teletrasporto, tutto è stato sbrigato in una notte e in un giorno. La cosa difficile è stata convincere i delegati dei Lavoratori Inferiori. Erano diffidenti, spaventati dai compiti organizzativi, timorosi per le sorti delle loro comunità. Per convincere il capo della comunità del poverissimo pianeta di Savrikon, che su Mesumec Primo è l’ultimo gradino della schiavitù, ho persino dovuto mostrargli le mie vere credenziali: “Mi manda l’Impero, avete finito di soffrire”. Teatrale ma efficace.
In dieci giorni era tutto pronto: luoghi di raccolta, mezzi di trasporto, nuclei famigliari avvisati. Non è per niente facile organizzare un esodo biblico.
Ed ecco il gran giorno. Appena tredici lune dopo il nostro sbarco su Mesumec Primo, nell’arco di appena 92 ore, quattrocentosessanta milioni di Lavoratori Inferiori delle più svariate provenienze planetarie sono stati trasferiti con enermi convogli teletrasportati sul pianeta Vesuvec. Un esodo ordinato, direi quasi allegro. I Mosumecchi non hanno capito al volo che la loro mano d’opera – disprezzata, sfruttata, umiliata e insultata ad ogni passo – se ne stava semplicemente andando. Per le prime sessanta ore si sono limitati a far battute sceme sugli stranieri che se ne andavano via. Nelle seguenti venti ore gli economisti del pianeta hanno cominciato a preoccuparsi. Nelle ore finali si è diffuso il panico, e hanno finalmente capito. Niente più mano d’opera a basso costo, niente minoranze povere da angariare. Di colpo Mesumec Primo si è trovato senza lavavetri, senza idraulici gravitazionali, senza camerieri, senza più nemmeno venditori ambulanti di polenta. Per la prima volta dopo secoli gli abitanti spocchiosio di Mesumec primo hanno dovuto cambiare i pannolini ai piccoli e curare i vecchi malati: niente più badanti del pianeta di Polska. Un colpo mortale.
Non tutto è andato liscio come l’olio. Vesuvec è un pianeta accogliente, ma ci vorrà qualche mese perché tutti i transfughi da Mesumec Primo si organizzino per bene e avviino un’economia che funzioni. Ci saranno problemi e difficoltà, ma tutti sembrano felici, perché possono ora festeggiare le loro ricorrenze e rispettare le loro abitudini senza padroni coloniali che li sfruttano a morte. Vesuvec è stato ribattezzato Exodus ed è ora un pianeta felicemente multirazziale, con una Costituzione piuttosto avanzata, forme di lavoro cooperativo, diritti uguali per tutti. I nuovi immigrati vengono accolti alla pari: c’è bisogno di braccia su Exodus. Non ci vorrà molto e qualche mosumecco chiederà il permesso di soggiorno ed emigrerà qui, spinto dalla fame e dal bisogno. Lascio dunque questa terra con la sensazione di un lavoro ben fatto e la personale soddisfazione di non dover più assaggiare quel farinaceo giallo di cui ci siamo nutriti per quasi un mese.
Torno dunque sulla nave ammiraglia da cui sono partito, senza clamori e senza cerimonie ufficiali. Ma il Generale Silimin mi riceve subito. Impettito. Solenne. “Grazie”, mi dice semplicemente, e mi allunga una piccola busta. Dentro, scolpita con grande maestria, c’è una grossa chiave intarsiata nel legno di un millenario abete del pianeta Vesuvec che reca la scritta: Exodus – anno primo dell’era libera – cittadino onorario – finché dura l’Universo.
Non starò a dirvi che mi sono commosso, gente. Se qualche lacrima è scorsa, fingerò di dare la colpa al vino bianco di Wianivor che i ragazzi della flotta di Restwick mi hanno offerto dopo, durante una festicciola nei nostri alloggi.
Eppure, sarà stato il vino bianco di Wianivor (che comunque ha un ben strano effetto se mischiato a quel delizioso polline degli asteroidi di Terzo Quadrante che si fuma in pipe di ghiaccio). Sarà stata l’intensa emozione di essere un misero-miserabile terrestre con in tasca la cittadinanza onoraria di un intero pianeta, la serata ha preso un’altra piega. Non visto, sgattaiolando, da solo, ho raggiunto quel ristorantino all’undicesimo livello, un locale familiare di cui vi ho già parlato, un posto pulito, illuminato bene, con grandi oblò che mostrano tutto quell’immenso fuori. A quest’ora puoi vedere la Terra che fa il suo giro, azzurra e verde, e sembra tranquilla. So che non lo è per niente, ma da qui sembra, così. La figlia dell’oste, una ragazzona con occhi liquidi e piccole ali, si è avvicinata, ronzando piano, e ha posato sul mio tavolino un bicchiere pieno di un liquido bianco. “Sappiamo cosa ha fatto su Exodus – mi ha detto –. E’ stato bello”. Io non ho risposto, continuavo a guardare fuori dall’oblò, la mia palla verde e azzurra. Lei ha capito, ha mosso appena le piccole antenne, ed è volata verso il banco, a servire clienti meno importanti di me. E meno tristi.
15.
Non vi ho mai parlato di quella fascia esterna al quarto quadrante che qui chiamano “i mondi-spiaggia”, ma vi dico subito che ogni descrizione, per quanto immaginifica, non potrà rendere l’idea. Sono qui su Thalassax IV da una settimana, in viaggio premio per i servizi resi all’Impero, eccetera eccetera. Vi basterà sapere che la sabbia è finissima e varia con lievi sfumature dall’ocra al verde scuro, che l’acqua è limpida e cristallina, gli abitanti sono socievoli, anche quelli con forma di pesce, il che offre la strabiliante opportunità di fare snorkelin’ e due chiacchiere contemporaneamente. Tutto molto rilassante. Interessanti le regolazioni termiche: siccome sui mondi-spiaggia vengono in vacanza da ogni angolo della Galassia, il clima si adatta a ogni metabolismo, in modo automatico, ed è possibile regolarlo. Personalmente ho scelto: 24 gradi centigradi, leggera brezza e sole. Ma conosco un ingegnere del teletrasporto che viene dalla fascia dei ghiacci (dal pianeta Brinix) che si è regolato sui meno 80, con vento e bufere frequenti. E’ un problema quando entra al ristorante, ma lui sembra felice.
Ne approfitto per riflettere, per farmi oziose domande e un piccolo bilancio della situazione. L’Impero mi ha dato molto: ho visto posti incredibili, mangiato cibi pazzeschi, conosciuto creature strabilianti. Ho giocato a scacchi (una variante…) con i medusoidi dei pianeti gemelli di Sowraz e discusso di filosofia con professori che avevano la forma di glabri vermi azzurrini. Ho accettato differenze, conosciuto mondi, intelligenze e sensibilità diverse: venendo da un pianeta dove allo stadio si fischiano ancora i “negri” (pardon…) mi considero fortunato. Ho perso molto, però: le ragazze, certe partite di calcio che mi immagino epiche, certe albe rosa che persino a Milano colorano il cielo di un cilestrino magico e che valgono – mi pare – la bellezza mozzafiato di un tramonto con due soli nei pianeti-foresta del primo quadrante.
Nostalgia? Può essere. Ma c’è pure lo scoramento di vedere anche qui, nell’immensità dell’Impero galattico, sistemi e meccanismi che già conoscevo. La sensazione che il potere, da qualsiasi parte della galassia lo si guardi, gioca la stessa partita per restare o diventare potere, per sommarsi, per sottrarsi, per autoriprodursi, per succedere a se stesso, con un unico spaventoso fine del potere: essere potere.
E che dire di quei popoli che nemmeno sanno dell’esistenza dell’Impero e che pure ne sono influenzati? Il caso di Sufrol mi sembra illuminante. Sufrol è un pianeta della fascia esterna abitato da una popolazione primitiva (Sufrodi), della categoria Altri (come noi terrestri, dunque). Il dramma di quel popolo è vivere nel terrore di alcuni piccoli vermi simili a spaghetti che infestano il pianeta pochi centimetri sotto il suolo, e che parlano in continuazione. Per questo su Sufrod non esistono capanne più alte di un piano: i sufrodi non scavano fondamenta per non incontrare questi serpentelli di Sufrod. I sufrodi non sanno nulla dell’Impero, anche se continuano a guardare con costernazione certi inspiegabili cerchi nel grano che le missioni imperiali compongono per scherzo e per farli ammattire. Sono particolarmente stupidi e dunque credono di essere soli nell’universo. Soli con i loro vermi, intendo. Intanto, ogni notte, interi carghi teletrasportati dell’Impero (la sezione Acquisti e approvvigionamenti) prelevano centinaia di tonnellate di serpentelli sul loro pianeta. La lavorazione (pulitura, lavaggio e selezione) dei serpentelli di Sufrol è particolarmente facile e poco costosa, soprattutto perché i serpentelli collaborano di buon umore, sempre senza smettere di parlare. La commestibilità di questi piccoli animali fu scoperta dall’Esploratore Galattico di Prima Fascia Surgenon ormai qualche milione di anni orsono e da allora l’Impero ha costruito lassù il più grande allevamento conosciuto della fascia esterna della Galassia. Nel corso di qualche milione di anni, gli abitanti del pianeta non si sono accorti di nulla e hanno continuato ad aver paura di quell’ottimo cibo parlante.
Ora mi chiedo: è giusto tutto questo? Certo, farsi certe domande qui, nel mio clima paradisiaco e con questo mare splendido, è poco più che un esercizio teorico. Ma davvero, comincio a chiedermi: un impero migliore è possibile? Se sì, è un conto. Se no, tanto vale ritornare alla vecchia puzzolente ignorantissima Terra. Confesso che comincio a pensarci spesso…
16.
E’ stata una trattativa lunga, ma alla fine ha prevalso la ragione, e anche i rapporti personali hanno avuto la loro importanza (i comandi supremi mi hanno sostenuto). La decisione è presa. Sono stato sottoposto ai trattamenti di amnesia controllata, non dovrò in alcun modo comunicare cose apprese qui e nemmeno rivelare l’esistenza di queste immense civiltà che vivono nella galassia. In ogni momento il Comando Strategico della Galassia potrà ritornare sulla sua decisione, cioè rapirmi di nuovo, o incenerirmi con un raggio tri-beta. Ma è comunque deciso: torno sulla Terra.
Forse dovrei raccontare meglio le strabilianti esperienze compiute presso le varie civiltà aliene dell’Impero, ma cosa sarebbero pochi mesi di fronte al diluvio di secoli che verrà dopo di me? Ho imparato questo, dalle filosofie delle galassie: nulla è fermo anche se lo sembra, tutto si muove e continua, e tra un minuto sarai diverso da ora, in ogni caso. Sono riflessioni che mi spingono a tornare a casa. Oltre al fatto che qui non hanno ancora imparato a fare una birra decente.
Il momento degli addii è stato struggente. Ognuno dei miei amici mi ha donato qualcosa (e gli avieri della flotta di Restwick si sono presentati con una confezione-famiglia di quelle loro deliziose pillole…). Il generale Silimin, vero capo operativo dei servizi segreti della Galassia, mi ha fatto scivolare in tasca un lasciapassare, nel caso ci ripensassi, un posto nell’impero per me ci sarà sempre. Persino gli scienziati mi hanno voluto salutare con calore (l’abbraccio di un medusoide dei pianeti gemelli di Sowraz è piuttosto caldo, vi assicuro). Ma ora, è fatta. Dall’oblò della navetta vedo la Terra avvicinarsi a grande velocità, una palla verde e azzurra che avvicinandosi diventa anche un po’ nera, sporca, fumosa, ferita. Ora mi prende una strana malinconia, mi stringo nella mia giacca in finissima fibradi fiori del pianeta Rowlingz, tessuta e disegnata per me, per l’eroe terrestre che torna al suo pianeta. Al collo, legata con un piccolo nastro, ho la medaglia speciale dei Benemeriti della Galassia. Peccato non poterlo dire a nessuno.
Vengo depositato a Città Studi, Milano, Italia, a cinquanta metri da quel venditore di falafel che aveva assistito al mio rapimento quasi due anni fa. Sono un po’ confuso, non so che fare. Entro.
C’è ancora lui, il cocoprò pakistano che due anni fa mi diede il mio ultimo gustoso falafel su questa terra. Ed ho subito il mio benvenuto:
“Amico, due anni fa non hai pagato con la scusa cretina che ti rapivano i marziani. Caccia i soldi subito e non inventare altre fregnacce”. Bentornato sulla Terra.
La macchina è tappezzata di multe, dopotutto è stata posteggiata malamente in seconda fila per più di un anno e mezzo, facendo di me il primo finanziatore delle politiche liberiste del comune. A casa, trovo una pila di posta da far paura, quasi tutta roba da pagare o annunci minacciosi di recupero crediti. Se devo dire la verità, non mi aspettavo un ritorno tutto rose e fiori, ma nemmeno un simile disastro. Naturalmente ho una linea di credito imperiale e anche il possesso di alcuni terreni agricoli sui pianeti della fascia esterna, ma non credo che questo possa convincere la compagnia dei telefoni. Insomma, rieccomi in tutto e per tutto un terrestre, riassorbito in cinque minuti dalle più assurde e infantili incombenze, mentre lassù sulle nostre teste l’universo va avanti, inesorabile, passo dopo passo.
Ogni tanto guardo lassù e mi dico: ma perché siamo inchiodati qui, noialtri, e il nostro sguardo non supera i nostri miseri orizzonti? Però mi dico anche cose come: molto carina quella signorina lì. Credo che sia l’istinto animale che fa il suo lavoro. Dopotutto, come mi disse una volta un vecchio saggio del pianeta riflessivo di Astrivax, siamo quello che siamo e cambiarci non ha senso. Sei un terrestre, mi disse, e vorrai la Terra. Vero. Al momento vorrei anche una pizza, una birra fredda e se fosse possibile, poi, uscire insieme alla cameriera.
A casa, cerco di informarmi su cosa mi sono perso, su cosa sia successo in questo anno e mezzo di assenza. Ma è tempo sprecato: non abbiamo inventato un teletrasporto, nemmeno di classe C. Non abbiamo risolto il problema del fabbisogno energetico, né siamo in grado di mangiare tutti quanti, noi abitanti del pianeta. Lassù hanno fatto rivoluzioni, scoperte, allargato l’orizzonte. Qui ci tiriamo addosso bombe all’uranio impoverito e ci facciamo saltare in aria nei mercati, mi chiedo perché sono tornato, dopotutto.
Ma non sono per niente pentito, era giusto così. Ora per me quelle vecchie parole di Blade Runner hanno tutto un altro significato…. “Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare…”. Forse un giorno, con il permesso degli altri comandi della Galassia, ve le racconterò. Addio.


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