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Mer
8
Feb 12

Fornero’s family, grandi domande e piccole risposte… eccomi qui (continua?)

Capita che qualche post più di altri, che qualche pezzo più di altri sollevi un po’ più polvere di altri… dunque capita di dover rispondere, e non mi sottraggo. In più, la citazione di ieri sul Corriere della Sera (pag 15, e qui), ha reso il mio pezzullo sulla figlia della signora Fornero un po’… popolare (si dice così?), e dunque mi sembra il caso di non sottrarmi alle critiche (che potete leggere nei commenti al post sulla questione, cioè qui). Dunque, un po’ d’ordine. Io non dico assolutamente che la signora Silvia Deaglio, a cui va la mia stima, diciamo così di default (non la conosco), non meriti gli incarichi che ha. Per talento, per volontà, per studi e voglia di studiare. Non mi permetterei mai. Io dico semplicemente che in un paese "ereditario", dove quasi sempre le classi più agiate godono di un indiscutibile premio di maggioranza (studi, migliori, scuole migliori, cognomi importanti, ecc, ecc.) la figlia che insegna nella stessa università del padre e della madre fotografa bene la situazione. Ogni giorno vediamo in tivù, sui media, sui social network e altrove lavoratori della cultura e della conoscenza penalizzati. Da concorsi truffa, nepotismo, blocco delle assunzioni, mobbing più o meno evidenti. Questo rende forse più irritante del dovuto tutta la faccenda. Quindi la signora Silvia Deaglio in sé (come persona) non c’entra nulla. Epperò c’entra in quanto simbolo di una classe dirigente che chissà come se la cava sempre, e predica sacrifici per tutti (tutti gli altri, s’intende). A Cecilia, invece, va una risposta più sincera e personale. No. Il problema non è né il populismo né il più pulito c’ha la rogna. Ma - cazzo, scusate il francesismo - pensare un Paese dove il ministro del lavoro sia mai stato in una fabbrica pare brutto? Qualcuno che si occupa di precariato che sia mai stato precario, insicuro, impaurito dal futuro pare brutto? Il professor Monti ha cambiato tanti lavori, certo, sempre passando da un posto ipergarantito all’altro: sarà la persona giusta per discettare della "monotonia" della vita altrui? Sì, lo so, anch’io non amo i personalismi, non mi piace attaccare le persone. Ma quando si chiede a un genitore di mantenere i figli finché trovano un lavoro (22? 25? 30 anni?) e nel frattempo si teorizza che il suo articolo 18 è un malsano privilegio, non è un personalismo anche quello? E quando l’unico welfare nel paese che funziona è la cara, vecchia, decrepita famiglia, si possono sbertucciare i giovani (cfr. il ministro Cancellieri) perché vogliono vivere vicino a mamma e papà? La signora ministra dell’interno ha mai provato a pagare un affitto di 1.000 euro guadagnandone 800 se va bene? (e non dico comprar casa o fare figli… sacrilegio)! Insomma, di che stiamo parlando? Che agevolare i licenziamenti non è una "questione personale", mentre parlare di tre persone della stessa famiglia che lavorano (posto fisso) nella stessa università lo è? Mentre scrivo queste righe arriva un altro commento: Fornero è figlia di un operaio. Bene, peggio mi sento. E chiudo con una domanda. Fornero figlia di un operaio negli anni 50 ha potuto diventare quello che è. C’era un grande Pci, i sindacati forti, l’autunno caldo, lo statuto dei lavoratori, wow, che lusso, visto oggi! Se Fornero fosse figlia di un operaio negli anni ‘90 o 2000, o 2010, potrebbe sperare altrettanto? Se guardate nel profondo del vostro cuore vi risponderete che no, non potrebbe. Perché la lotta di classe esiste, gente, e la stanno vincendo loro. Segue dibattito. Mah!

Lun
6
Feb 12

A proposito di posto fisso… l’importanza di chiamarsi Fornero

Siccome dei tanti posti (fissi e fississimi) del professor Monti abbiamo già detto (qui) e non vorremmo diventare monotoni, ecco un’altra edificante storia di ministri tecnici che ci ricorda l’importanza di avere una famiglia unita e (possibilmente) non precaria. La ministra Fornero, per esempio. Naturalmente ha un posto fisso, è docente ordinario di Economia Politica all’Università di Torino. Come suo marito Mario Deaglio, docente di Politica Economica all’Università di Torino. E come anche la figliola, professore associato di Medicina. Dove? All’università di Torino (bravi, avete indovinato, ma non si vinceva niente, nemmeno un dottorato…), dove insegna da quando aveva trent’anni (oggi ne ha 37). Ora, naturalmente non c’è niente di male se tre persone della stessa famiglia lavorano nella stessa università, a parte il fatto che uno potrebbe anche pensar male… Naturalmente saranno tutti bravissimi, per carità, e come è noto qui si premia il merito… soprattutto il merito di chiamarsi Fornero/Deaglio. Già, perché la figliola di posti fissi ne ha addirittura due: uno all’università di mamma e papà (famiglia unita, dicevamo), e l’altro come responsabile della ricerca presso la HuGeF, che è un’importante Fondazione che si occupa di genetica. Per arrivare a quel posto lì bisogna essere bravi davvero, non c’è dubbio, ma chissà, magari di bravi ce ne sono tanti! E allora, oltre a essere bravi,  potrebbe aiutare il fatto la Fondazione è stata creata dalla Compagnia di San Paolo, di cui mamma era vicepresidente (uff, coincidenze!), finanziata dall’Università di Torino dove lavorano papà e mamma (uff, coincidenze!) e nel cui consiglio direttivo sedeva il rettore dell’università di Torino, un tale Francesco Profumo che ora è diventato ministro nello stesso governo di mamma Fornero (uff, coincidenze!). Naturalmente questa è solo cronaca, e non ci permetteremmo mai (mai!) di avanzare sospetti di nessun tipo. Del resto, molto spesso anche i figli degli operai fanno gli operai, o, al massimo, i precari o i disoccupati, e per di più si ostinano a stare aggrappati ai loro privilegi, tipo l’articolo 18…
Nella foto, mamma Fornero piange pensando ai numerosi sacrifici che l’università di Torino ha dovuto affrontare per la sua famiglia

Dom
5
Feb 12

Voi siete qui - Risotti al tartufo con articolo 18

L’ufficio stampa del professor Monti si scusa con gli italiani. Purtroppo, per sopraggiunti impegni, il Presidente del Consiglio Tecnico non ha ancora potuto essere presente alle seguenti trasmissioni televisive: “Novantesimo minuto speciale serie B”, “Elisir dossier prostata” e “Uomini e donne” di Maria De Filippi, dove avrebbe trovato inaccettabile sottoporsi a un contraddittorio con due giovani cubiste precarie. In compenso, lo stesso ufficio stampa rileva gli ottimi esiti della partecipazione del professor Monti al segnale orario, dove ha precisato con puntiglio che le tredici e trenta erano in realtà le tredici e trentuno grazie all’azione del suo governo, per la cui stabilità ringrazia, in ogni caso, il suo predecessore. Buonissima anche la performance televisiva del Primo Ministro a “Debitodebitibù”, trasmissione per bambini dove ha intrattenuto i piccoli ospiti spiegando che i papà gli rubano il futuro restando aggrappati alle loro mirabolanti garanzie sociali, e che se proprio ambiscono ad avere un futuro (che razza di pretese per un ragazzzino!) è meglio che lo affidino a lui o a maga Fornero.
Le divertenti ospitate televisive, tutte rigorosamente senza nessuno che faccia una domanda che non somigli a un salamelecco, non hanno distratto il Premier dal suo indefesso lavoro per la risoluzione della crisi e per il rilancio dell’economia. In particolare, ecco alcune cose che nessuno prima di lui aveva fatto: ordinare dei sondaggi sull’operato del suo governo (una vera novità!), e sostenere di essere stato frainteso dopo una frase particolarmente infelice (anche questa, cosa mai accaduta prima). Forte di questa discontinuità con gli esecutivi che l’hanno preceduto, il professor Monti tiene a precisare che è ora di finirla con il buonismo sociale che ha portato l’Italia ai vertici delle classifiche mondiali della diseguaglianza economica. Non perdete comunque, questa sera, l’edizione speciale di “Risotti al tartufo”, dove il Premier spiegherà che l’articolo 18 non è un tabù.

Dom
5
Feb 12

Dramma al Palazzo di Giustizia: Ghedini ricusa un vigile urbano

E’ stato un banale errore: il famoso avvocato voleva colpire con la ricusazione i giudici del processo Mills, ma ha colpito un vigile, prontamente ricoverato – Salta il corteo del PdL contro i giudici: con Mediaset in crisi, chi pagherebbe i manifestanti? –  Mossa a sorpresa della difesa per il processo Ruby: “Il minorenne era Silvio! Solo un adolescente pagherebbe tanti soldi per un po’ di petting!”

Con uno stringato comunicato da Cape Canaveral, la Nasa ha confermato la sua collaborazione con Niccolò Ghedini: “Gli abbiamo solo prestato i nostri supercomputer, visto che con la sua tecnologia, un pallottoliere, non riusciva a determinare quando scade la prescrizione per il processo Mills”. Secondo Ghedini, infatti, la prescrizione per Silvio Berlusconi doveva scattare nel 1998, prima del reato, mentre secondo la procura di Milano mancano ancora 15 giorni. “E’ per questo – dice un cancelliere del Tribunale – che Ghedini ha ricusato i giudici: l’affitto del computer costa una fortuna”. Il supercomputer della Nasa, comunque, verrà utilizzato dalla difesa di Berlusconi anche per determinare l’esatta età di Ruby (processo Ruby) e per quantificare i pasticci del caso Mediatrade. Qualche protesta è giunta dagli Stati Uniti: “Hanno detto che ci renderanno il supercomputer quando i guai giudiziari di Berlusconi saranno finiti, ma per allora i cinesi saranno giù su Marte”. Intanto, dopo aver ricusato i giudici del caso Mills, Ghedini sta preparando la difesa per gli altri processi con nuove argomentazioni. La più geniale è questa: siccome da anziani si torna un po’ bambini, nel caso Ruby il minorenne era Silvio, tesi considerata “interessante” da Il Giornale. Intanto, il PdL ha ricusato anche la manifestazione milanese contro i giudici. I falchi del partito volevano sfilare per le vie di Milano, ma alla fine ha prevalso il buon senso, con motivazioni tutte politiche. Primo: ora che la finanza ha lasciato Cortina, i militanti del PdL vogliono finalmente farsi un week-end tranquillo senza controlli fiscali. Secondo, ci sono i saldi.  Terzo, nevica, e nemmeno le comparse di Canale 5 accetterebbero di passare qualche ora al freddo in compagnia di Cicchitto e Gasparri. Ora, con il processo Mills congelato, Ghedini usa il supercomputer della Nasa per mettere ordine nella sua attività professionale: “Gli mancano solo tre processi a Berlusconi – dice un collaboratore – e poi dovrà tornare a fare il deputato normale, un lavoro davvero umiliante”.